Il rischio fisso ha dei limiti
- Michele Montorio
- 28 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
(e perché il rischio dinamico si adatta meglio al mercato)
Il rischio fisso calcolato funziona. Ma il mercato non è statico. Ed è proprio qui che emergono i suoi limiti.
Introduzione
Nel trading si parla spesso di rischio fisso come se fosse una regola assoluta.
“Rischia sempre l’1%.”
“Non superare mai il 2%.”
“Con il rischio fisso sei al sicuro.”
In realtà, questa affermazione è solo parzialmente vera.
Un rischio fisso calcolato correttamente può funzionare molto bene.
Molti trader disciplinati lo utilizzano con successo.
Il problema non è il rischio fisso in sé.
Il problema è credere che sia sufficiente in ogni condizione di mercato.
Il mercato cambia.
La distribuzione dei risultati cambia.
Le fasi statistiche cambiano.
Il rischio, se resta immobile, prima o poi smette di essere efficiente.
Quando il rischio fisso funziona davvero
È importante chiarire subito un punto fondamentale.
Il rischio fisso calcolato non porta al fallimento.
Se un trader:
conosce la propria statistica
ha analizzato la strategia con strumenti come Monte Carlo
ha definito un drawdown massimo sostenibile
utilizza una percentuale coerente con quei limiti
…quel rischio è solido.
In queste condizioni, il rischio fisso:
protegge il capitale
riduce l’improvvisazione
crea stabilità
permette una crescita costante
Questo è già trading professionale, non casuale.
Il limite strutturale del rischio fisso
Il rischio fisso ha però una caratteristica inevitabile:
è statico.
Significa che:
applica la stessa percentuale
indipendentemente dalla fase del conto
indipendentemente dalla sequenza di trade
indipendentemente dal drawdown in corso
Il rischio non cambia,
anche se tutto il resto cambia.
Ed è qui che nasce il limite.
Il mercato non è lineare
Una strategia non produce risultati in modo uniforme.
Esistono:
fasi favorevoli
fasi neutrali
fasi statisticamente sfavorevoli
Con un rischio fisso:
rischi la stessa quantità
sia nelle fasi buone
sia in quelle cattive
Questo significa che:
nelle fasi negative il rischio può risultare eccessivo
nelle fasi positive il rischio può risultare inefficiente
Il rischio fisso non distingue il contesto.
Rischio fisso e drawdown: cosa succede davvero
Durante una fase di drawdown, il rischio fisso continua a operare come se nulla stesse
accadendo.
Ma il drawdown:
riduce il capitale
aumenta la pressione psicologica
amplifica l’impatto delle perdite successive
In queste fasi:
il rischio fisso non protegge ulteriormente
non riduce l’esposizione
non si adatta alla nuova condizione
Il risultato è che il drawdown può:
approfondirsi più del necessario
durare più a lungo
diventare più difficile da recuperare
Perché il rischio fisso non “sente” la fase del conto
Il rischio fisso risponde a una sola domanda:
“Quanto rischio per trade?”
Ma un trader evoluto dovrebbe porsi anche queste domande:
In che fase statistica mi trovo?
Sto attraversando una serie negativa?
Il drawdown è fisiologico o strutturale?
L’esposizione complessiva è sotto controllo?
Il rischio fisso non risponde a queste domande.
Si limita ad applicare una percentuale.
Il concetto chiave: efficienza del rischio
Qui avviene il vero cambio di mentalità.
Il problema non è “quanto rischio”.
È quanto è efficiente quel rischio in quel momento.
Un rischio può essere:
corretto sulla carta
ma inefficiente in una specifica fase
Il rischio fisso non distingue:
quando proteggere di più
quando spingere leggermente
quando ridurre l’esposizione
Ed è qui che entra in gioco un concetto più evoluto.
Perché il rischio dinamico è un’evoluzione, non una contrapposizione
Il rischio dinamico non nasce per “sostituire” il rischio fisso calcolato.
Nasce per costruirci sopra.
Parte dagli stessi principi:
statistica
drawdown
controllo del capitale
Ma aggiunge una dimensione fondamentale:
l’adattamento nel tempo.
Il rischio diventa una variabile che:
reagisce al drawdown
tiene conto dell’esposizione
si adatta alla fase del conto
Non è più una percentuale rigida.
È un sistema che ascolta il contesto.
Cosa cambia concretamente
Con un approccio dinamico:
il rischio tende a ridursi nelle fasi negative
la protezione del capitale aumenta quando serve
l’esposizione viene contenuta
il drawdown viene controllato più attivamente
Nelle fasi favorevoli:
il rischio può tornare a livelli più efficienti
senza forzature
senza eccessi
Il risultato non è “più rischio”.
È rischio meglio distribuito nel tempo.
Un punto fondamentale: il rischio dinamico non è aggressivo
Questo è un errore comune.
Il rischio dinamico:
non è martingala
non è overtrading
non è aumento casuale del rischio
È l’opposto.
È una gestione più conservativa nei momenti sbagliati
e più efficiente nei momenti giusti.
Quando il rischio dinamico ha senso
Il rischio dinamico ha senso quando:
il trader ha già una strategia definita
il rischio di base è calcolato
il drawdown massimo è chiaro
l’obiettivo è migliorare stabilità ed efficienza
Non è una scorciatoia.
È un livello successivo di maturità.
Conclusione
Il rischio fisso calcolato è una base solida.
Ma il mercato non è statico.
Quando il contesto cambia:
il rischio fisso resta fermo
il conto no
Comprendere i limiti del rischio fisso
non significa abbandonarlo.
Significa capire quando non basta più.
Ed è solo da questa consapevolezza che può nascere
una gestione del rischio realmente evoluta.




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