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Il rischio fisso ha dei limiti

(e perché il rischio dinamico si adatta meglio al mercato)


Il rischio fisso calcolato funziona. Ma il mercato non è statico. Ed è proprio qui che emergono i suoi limiti.

Introduzione


Nel trading si parla spesso di rischio fisso come se fosse una regola assoluta.


“Rischia sempre l’1%.”

“Non superare mai il 2%.”

“Con il rischio fisso sei al sicuro.”


In realtà, questa affermazione è solo parzialmente vera.


Un rischio fisso calcolato correttamente può funzionare molto bene.

Molti trader disciplinati lo utilizzano con successo.


Il problema non è il rischio fisso in sé.

Il problema è credere che sia sufficiente in ogni condizione di mercato.


Il mercato cambia.

La distribuzione dei risultati cambia.

Le fasi statistiche cambiano.


Il rischio, se resta immobile, prima o poi smette di essere efficiente.

Quando il rischio fisso funziona davvero


È importante chiarire subito un punto fondamentale.


Il rischio fisso calcolato non porta al fallimento.


Se un trader:


  • conosce la propria statistica

  • ha analizzato la strategia con strumenti come Monte Carlo

  • ha definito un drawdown massimo sostenibile

  • utilizza una percentuale coerente con quei limiti


…quel rischio è solido.


In queste condizioni, il rischio fisso:


  • protegge il capitale

  • riduce l’improvvisazione

  • crea stabilità

  • permette una crescita costante


Questo è già trading professionale, non casuale.

Il limite strutturale del rischio fisso


Il rischio fisso ha però una caratteristica inevitabile:

è statico.


Significa che:


  • applica la stessa percentuale

  • indipendentemente dalla fase del conto

  • indipendentemente dalla sequenza di trade

  • indipendentemente dal drawdown in corso


Il rischio non cambia,

anche se tutto il resto cambia.


Ed è qui che nasce il limite.

Il mercato non è lineare


Una strategia non produce risultati in modo uniforme.


Esistono:


  • fasi favorevoli

  • fasi neutrali

  • fasi statisticamente sfavorevoli


Con un rischio fisso:


  • rischi la stessa quantità

  • sia nelle fasi buone

  • sia in quelle cattive


Questo significa che:


  • nelle fasi negative il rischio può risultare eccessivo

  • nelle fasi positive il rischio può risultare inefficiente


Il rischio fisso non distingue il contesto.

Rischio fisso e drawdown: cosa succede davvero


Durante una fase di drawdown, il rischio fisso continua a operare come se nulla stesse

accadendo.


Ma il drawdown:


  • riduce il capitale

  • aumenta la pressione psicologica

  • amplifica l’impatto delle perdite successive


In queste fasi:


  • il rischio fisso non protegge ulteriormente

  • non riduce l’esposizione

  • non si adatta alla nuova condizione


Il risultato è che il drawdown può:


  • approfondirsi più del necessario

  • durare più a lungo

  • diventare più difficile da recuperare

Perché il rischio fisso non “sente” la fase del conto


Il rischio fisso risponde a una sola domanda:

“Quanto rischio per trade?”

Ma un trader evoluto dovrebbe porsi anche queste domande:


  • In che fase statistica mi trovo?

  • Sto attraversando una serie negativa?

  • Il drawdown è fisiologico o strutturale?

  • L’esposizione complessiva è sotto controllo?


Il rischio fisso non risponde a queste domande.

Si limita ad applicare una percentuale.

Il concetto chiave: efficienza del rischio


Qui avviene il vero cambio di mentalità.


Il problema non è “quanto rischio”.

È quanto è efficiente quel rischio in quel momento.


Un rischio può essere:


  • corretto sulla carta

  • ma inefficiente in una specifica fase


Il rischio fisso non distingue:


  • quando proteggere di più

  • quando spingere leggermente

  • quando ridurre l’esposizione


Ed è qui che entra in gioco un concetto più evoluto.

Perché il rischio dinamico è un’evoluzione, non una contrapposizione


Il rischio dinamico non nasce per “sostituire” il rischio fisso calcolato.


Nasce per costruirci sopra.


Parte dagli stessi principi:


  • statistica

  • drawdown

  • controllo del capitale


Ma aggiunge una dimensione fondamentale:

l’adattamento nel tempo.


Il rischio diventa una variabile che:


  • reagisce al drawdown

  • tiene conto dell’esposizione

  • si adatta alla fase del conto


Non è più una percentuale rigida.

È un sistema che ascolta il contesto.

Cosa cambia concretamente


Con un approccio dinamico:


  • il rischio tende a ridursi nelle fasi negative

  • la protezione del capitale aumenta quando serve

  • l’esposizione viene contenuta

  • il drawdown viene controllato più attivamente


Nelle fasi favorevoli:


  • il rischio può tornare a livelli più efficienti

  • senza forzature

  • senza eccessi


Il risultato non è “più rischio”.

È rischio meglio distribuito nel tempo.

Un punto fondamentale: il rischio dinamico non è aggressivo


Questo è un errore comune.


Il rischio dinamico:


  • non è martingala

  • non è overtrading

  • non è aumento casuale del rischio


È l’opposto.


È una gestione più conservativa nei momenti sbagliati

e più efficiente nei momenti giusti.

Quando il rischio dinamico ha senso


Il rischio dinamico ha senso quando:


  • il trader ha già una strategia definita

  • il rischio di base è calcolato

  • il drawdown massimo è chiaro

  • l’obiettivo è migliorare stabilità ed efficienza


Non è una scorciatoia.

È un livello successivo di maturità.

Conclusione


Il rischio fisso calcolato è una base solida.

Ma il mercato non è statico.


Quando il contesto cambia:


  • il rischio fisso resta fermo

  • il conto no


Comprendere i limiti del rischio fisso

non significa abbandonarlo.


Significa capire quando non basta più.


Ed è solo da questa consapevolezza che può nascere

una gestione del rischio realmente evoluta.

 
 
 

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